Iniziamo dall’inizio, cioè dalla parola stessa, perché in Svezia amano le cose semplici e perfettamente comprensibili. Nyårsklockan significa letteralmente “le campane del Capodanno” (nyår = Capodanno, klockan = campana, o campane, per chi apprezza i plurali generosi). Nessun mistero nordico: campane, Capodanno, punto.
Almeno, in apparenza. Dietro questo termine sobrio si nasconde una tradizione nazionale presa molto sul serio. Ogni 31 dicembre a mezzanotte, la Svezia trattiene il respiro per ascoltare le campane che annunciano non una festa religiosa, ma il solenne passaggio al nuovo anno. E per un francese — o più in generale per chi proviene da un paese cattolico — c’è da sgranare gli occhi.
Nei paesi cattolici, le campane hanno un programma molto rigoroso. A Pasqua, scompaiono misteriosamente, partono “per Roma” (una meta molto gettonata) e ritornano suonando a festa per annunciare la Resurrezione, di solito cariche di cioccolato. Insomma, le campane cattoliche sono religiose, puntuali e leggermente golose.
In Svezia, paese prevalentemente luterano, pragmatico e straordinariamente ben organizzato, hanno evidentemente osservato questo programma e deciso con calma: "Va bene… ma se facessimo suonare le campane a Capodanno?"
Campane per la vigilia… ma soprattutto una poesia inglese
E così, più omeno, che è nata Nyårsklockan… . Nyårsklockan non è nata da un incontro segreto di campanari scandinavi né da un antico rito vichingo. All’origine, si tratta semplicemente… di una poesia inglese.
Nel 1850, il poeta britannico Alfred Tennyson scrisse Ring Out, Wild Bells, un testo meditativo sul tempo che passa, sugli errori che lasciamo alle spalle e sulla speranza riposta nel nuovo anno. Perfetto per il 31 dicembre, soprattutto quando si comincia a riflettere sui buoni propositi per il futuro. La poesia fu tradotta in svedese alla fine del XIX secolo e prese subito il nome di Nyårsklockan. Nel 1895 fu letta per la prima al museo all’aperto di Skansen, a Stoccolma — un luogo che garantisce immediatamente un’atmosfera culturale, solenne e festosa.
La prima lettura ufficiale fu effettuata da Nikolaus Bergendahl, un impiegato del museo, prima, seguito dal giovane attore Anders che diventò una figura iconica della tradizione, continuando a leggere la poesia quasi ogni anno fino agli anni ’50.
Da Skansen al salotto
L’idea piacque. Molto. La lettura divenne annuale, sempre a Skansen, sempre molto seria, sempre con una personalità scelta per declamare il testo come se fosse in gioco il destino dell’umanità (cosa che, del resto, non è del tutto falsa quando si all’inizio dell’ anno).
Con l’avvento della televisione, la tradizione assunse una nuova dimensione. Ogni anno, la televisione svedese trasmette un programma speciale a partire dalle 20:00, con reportage, sketch e musica per creare l’atmosfera della vigilia. Ma il momento solenne resta la poesia stessa, letta precisamente a mezzanotte (00:00), quando tutto il paese trattiene il respiro e le campane — simboliche ma molto convincenti — annunciano ufficialmente il nuovo anno.
Chi ha l’onore di leggere Nyårsklockan?
Ogni anno, la domanda si ripete come un ritornello invernale: chi avrà l’onore di leggere Nyårsklockan in televisione? In Svezia, non è un ruolo per cui si invia un CV o si fa un casting su TikTok. No, è una vera tradizione nazionale, quasi un rito di passaggio per alcuni attori e attrici. La scelta si basa su diversi criteri: la voce deve essere chiara e profonda, il tono solenne ma caloroso, e soprattutto la persona deve saper trasmettere un sottile mix di poesia, serietà e speranza per l'anno che verrà. Insomma, non si tratta solo di leggere una poesia, ma di dare a tutto un paese l’impressione di essere pronto a diventare migliore a partire da mezzanotte.
Jarl Kulle nel 1994
Un parallelo divertente può essere fatto con un’altra tradizione svedese molto popolare: il julvärd, l’ospite di Natale in TV. Ogni 24 dicembre, questa personalità — spesso un attore, presentatore o comico — accoglie gli spettatori, commenta i programmi, racconta aneddoti e crea un’atmosfera calda e familiare. La differenza con Nyårsklockan? Il julvärd è cordiale, loquace e a volte un po’ buffo, mentre l’attore o l’attrice che legge Nyårsklockan deve essere solenne, grave e poetico.
In breve: il julvärd è la campana gioiosa di Natale che narra leggende, Nyårsklockan è la campana meditativa che ricorda che l’anno sta finendo e che bisogna riflettere sulla propria vita — o almeno sui propri buoni propositi. La scelta dell’attore o dell’attrice viene generalmente effettuata dalla televisione nazionale svedese (SVT), talvolta in consultazione con Skansen, spesso tra figure culturali riconosciute: attori teatrali, cantanti lirici o personalità del cinema e della televisione. L’idea è semplice: la voce deve ispirare, il volto rassicurare e la poesia toccare il cuore di tutti.
Voci famose per una lettura solenne
Nel corso dei decenni, diverse voci famose hanno segnato la tradizione:
- Negli anni ’70 e ’80, Georg Rydeberg fu la prima grande voce a leggere Nyårsklockan in televisione, contribuendo a trasformarla in un rito nazionale.
- Jarl Kulle detiene il record per aver letto la poesia per il maggior numero di anni consecutivi — quando si ama una buona voce, la si conserva a lungo.
- Più recentemente, attori molto noti come Tomas von Brömssen e Johan Rabaeus hanno avuto l’onore di leggere la poesia dal palco di Skansen.
- Per il 2025, sarà Helena Bergström, attrice e regista svedese, a prendere il microfono… con un ricordo personale: suo nonno aveva già letto la stessa poesia a Skansen negli anni ’40–’50!
Foto: Janne Danielsson/SVT
In breve, chi legge Nyårsklockan non è scelto a caso: sono voci riconosciute e apprezzate dal pubblico, deve rafforzare l’idea che Nyårsklockan non è solo una lettura… ma un modo collettivo di entrare nel nuovo anno con una bella voce che ci guidai.
Nyårsklockan: uno sguardo al futuro
Oltre alla solennità e alla poesia, Nyårsklockan ha una missione molto chiara: farci guardare avanti. Non è solo una lettura per ricordare l’anno passato o ascoltare belle rime; è un vero e proprio invito al rinnovamento.
La poesia di Tennyson ci invita a lasciare alle spalle ciò che è negativo, a voltare la pagina su errori, rimpianti e frustrazioni, e ad accogliere il nuovo anno con speranza, coraggio e ottimismo. In un paese dove il freddo e le notti invernali possono sembrare interminabili, questo messaggio non è affatto banale: ricorda che, anche dopo i lunghi inverni svedesi, la primavera arriva sempre.
Così, quando la voce grave dell’attore o dell’attrice risuona a mezzanotte, non è solo il segnale del Capodanno: è un segnale collettivo, quasi magico, che dice a tutti — giovani e meno giovani, cittadini e abitanti delle campagne: "Dai, ricominciamo, e questa volta faremo meglio!"
In sintesi, Nyårsklockan è sia un rito di fine anno che una luce proiettata verso il futuro. Ogni parola, pausa e intonazione ci ricorda che l’anno che inizia è una pagina bianca, pronta ad essere scritta con coraggio, poesia… e perché no, un po’ di umorismo nordico.
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